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Non solo soldi...

Mi hanno sempre insegnato che mangiare melograno poteva aiutarmi ad aver fortuna.
E da buon genovese, ho cercato di seguire il consiglio. ora alcuni studiosi dell'Università del wisconsin dicono che il succo di melograno aiuta anche la prostata a stare meglio, almeno nei topi, riducendo il rischio di tumore.
Mi viene difficile pensare di fare la spremuta di melograno, magari qualcuno può aiutarmi con la tecnica! Ma come mi affascina l'idea di proteggere parti basse e portafoglio con lo stesso rimedio.

01/10/05 | Permalink | Commenti (7) | TrackBack (0)

Avranno tempo......

Con tutto quello che succede e le tristezze che dovranno vedere, ora scopriamo che i bambini piangono già prima di nascere.
Non in modo rumoroso come avviene in sala parto, né magari producendo cospiose quantità di lacrime, ma atteggiando il viso alle smorfie tipiche del pianto.
Questa sorta di “vagito” silenzioso è stato dimostrato in feti nel terzo trimestre di gravidanza grazie a speciali apparecchiature ecografiche associate a videoregistratori.
Per stimolare le “crisi” di pianto nei bimbi destinati a vedere la luce dopo diverse settimane è stato utilizzato un leggero rumore applicato direttamente sulla pancia della madre. La scoperta di queste “smorfie” già nell’utero materno è di un’èquipe dell’Università di Auckland in Nuova Zelanda ed è apparsasulla rivista scientifica “Archives of Diseases in Childhood”.
Che dire? Capire che la vita riserva amarezza prima ancora di respirare mi pare una cattiveria...

26/09/05 | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

Discriminazione intestinale.....

Non ho particolari ambizioni scientifiche nè ci sono elementi a spingermi a interessarmi di fosse biologiche o similari. Ma credo sia il caso di segnalare una ricerca che potrebbe finalmente chiarire come la realtà dei peti non sia uguale per tutti.
A sentire gli studi dell’australiano Karl Kruszelnicky i maschi produrrebbero di più. La nostra “attività” espulsiva dei maschi sarebbe in media di un terzo superiore a quella del gentil sesso.
Ma c'è chi contrasta con questa ipotesi, come Levitt. Magari il gentil sesso arieggia meno l'ambiente, ma quando si scatena...
Le donne insomma produrrebbero in media peti più “pesanti” per le narici rispetto ai colleghi maschi. I nasi allenati potrebbero aiutarci a districare questo dilemma???

24/09/05 | Permalink | Commenti (1) | TrackBack (0)

Autonomia energetica?

Urina per produrre energia a basso costo e senza sforzi?

 

Un gruppo di ricercatori dell’istituto di Bioingegneria e Nanotecnologie di Singapore ha sviluppato una sorta di “batteria”, del tutto simile nelle funzioni a quelle che normalmente utilizziamo per i piccoli apparecchi elettrici, che trae la sua energia dal liquido biologico. 

Il prototipo, inferiore per dimensioni ad una comune carta di credito, viene descritto sulla rivista Journal of Micromechanics and Microengeneering. la batteria ad urina  potrebbe diventare la sorgente di energia preferenziale per i numerosi test “fai da te”, come ad esempio quelli che prevedono la misurazione dei tassi di glucosio nelle urine a domicilio, sostituendo le normali pile.

La batteria funzionante con il liquido biologico si presenta come un normale “foglietto” di carta,  molto piccolo. Semplicemente applicando poche gocce di urina, in media due decimi di millilitro, questo sensazionale biochip riesce a generare un voltaggio di circa un volt e mezzo. 

Siamo solo all'inizio.......

23/09/05 | Permalink | Commenti (6) | TrackBack (0)

aviaria e vaccino

Mi capita spesso per lavoro di dovermi occupare di comunicazione nell'ambito della salute e della scienza. Tante cose sono precise e chiare, altre lasciano la lingua leggermente arsa. Non sempre tutto l'oro luce, e non sempre quello che appare come un prezioso diamante in medicina è come ci appare.

Prendete ad esempio la grande paura dell'influenza aviaria e le speranze affidate ad un vaccino. bene. se mai il virus diventasse capace di trasmettersi da uomo a uomo e quindi di determinare la temutissima pandemia, molti contano sul fatto che dal giorno dopo l'intera popolazione starebbe in religiosa attesa davanti agli ambulatori delle Asl per fare la vaccinazione.

Probabilmente non sarà così. nei giorni scorsi il Professor Alessandro Zanetti, virologo dell'Università di Milano, ha confidato alla stampa che se tutto andasse al meglio il vaccino potrebbe essere disponibile dopo tre mesi dall'individuazione del virus.

Ma se qualcosa nella catena di preparazione e produzione del vaccino non andasse per il meglio i tempi per avere l'agognata fiala pronta ad attivare il nostro sistema difensivo sarebbero molto più lunghi.

Senza parlare dell'oggettiva difficoltà a predisporre i quantitativi di vaccino richiesti, per frenare l'infezione sarà necessario tornare alla vecchia sana misura che già impiegavano nei soli scorsi e funziona sempre nelle malattie infettive: l'isolamento.

   

22/09/05 | Permalink | Commenti (3) | TrackBack (0)